lunedì 26 novembre 2012

Il 10 dicembre 2012 Webinario
di Neurochirurgia Pediatrica Live Surgery.
Per informazioni:
Il Giarrdino Scientifico
Tel. 071.2867792 - 3505111366

giovedì 31 maggio 2012

Il Dott. Roberto  Trignani ha partecipato in qualità di relatore.


“ IV° FLEX MEETING ”
ANCONA 31 MAGGIO – 1 GIUGNO 2012
Vertice nazionale tra specialisti neurochirurghi e ortopedici provenienti da tutta Italia
Sarà la città di Ancona ad ospitare il “IV° Flex Meeting” nel campo della chirurgia vertebrale.  Nei giorni 31 maggio e il 1 giugno prossimi, si terrà, per la prima volta, nel capoluogo dorico il vertice nazionale, al quale prenderà parte un pool di specialisti neurochirurghi e ortopedici provenienti dai maggiori centri nazionali, con l’obiettivo di discutere e analizzare le scoperte e gli sviluppi delle nuove metodiche legate alla chirurgia vertebrale, in particolare alla stabilizzazione della colonna vertebrale. Il meeting è giunto alla sua quarta edizione.
Si tratta di un evento fortemente voluto dalla Clinica e dalla Divisione di neurochirurgia degli Ospedali Riuniti di Ancona. Per l’occasione infatti, saranno presenti: il direttore, prof. Massimo Scerrati e lo specialista, dott. Mauro Dobran per quanto riguarda la Clinica; mentre per quanto riguarda la Divisione interverranno  il prof. Franco Rychlicki e lo specialista, dottor Roberto Trignani.
I dottori Dobran e Trignani, in particolare, sono ormai da considerare elementi di spicco all’interno del gruppo di specialisti per la loro consolidata esperienza.
Il concetto di flex (flessibilità) di cui si discuterà nel meeting rientra tra le nuove metodiche risolutive di stabilizzazione vertebrale, in ambito della chirurgia spinale, ovviamente integrata alle tecniche tradizionali già esistenti in campo medico. La stabilizzazione flessibile consente di migliorare e ripristinare quanto più possibile la motilità (flessibilità) della colonna vertebrale.
La prima giornata si terrà  presso l’Abbazia del Monte Conero e sarà caratterizzata dalle relazioni degli specialisti,  con l’analisi, in particolare di un “case report” su due pazienti con patologie multiple.
La seconda avrà luogo all’ospedale regionale di Torrette, con la presentazione e la discussione dei casi clinici presi in esame, alla quale faranno seguito  due interventi in “live surgery” di chirurgia spinale, nel corso dei quali verranno spiegati i rispettivi vantaggi legati all’interventi stessi. Il primo intervento sarà realizzato con la tecnica chirurgica tradizionale c.d. “Open” dal dottor Dobran, mentre il secondo sarà realizzato dal dottor Trignani con la metodica  “percutanea” mini-invasiva.
Al termine degli interventi, il meeting si concluderà con la stesura preliminare del protocollo di utilizzo del Sistema Flex.

ORGANIZZAZIONE:
“Il Giardino Scientifico”
Sig.ra Carla Tittarelli
Tel: 071 2867792
Email: neuroch.corsi@libero.it

Resp. Comunicazione
Luca Borgognoni
Tel. 3355905316


venerdì 27 aprile 2012

Si è concluso oggi il corso per neurochirurghi provenienti da tutta Italia,
il Dott. Roberto Trignani ha partecipato in qualità di relatore sul "Trattamento delle instabilità vertebrali con tecnica percutanea"

domenica 5 febbraio 2012

Preso da internet

La Endoscopia Spinale (o Epiduroscopia o Periduroscopia)  per via caudale è una procedura interventistica mini invasiva che consiste nel posizionamento percutaneo di una videoguida e di una cavo a fibre ottiche per via caudale fino a raggiungere, sotto fluoroscopia, la sede di una fibrosi radicolare o di una patologia dello spazio peridurale lombare basso che si voglia documentare per visione diretta. Questa metodica rientra tra le tecniche diagnostiche e terapeutiche mini invasive a carico dello spazio peridurale lombare anteriore ed anterolaterale.
E’ una tecnica diagnostica mini invasiva non molto diffusa nel nostro paese: si sta dimostrando, in casi selezionati, un valido aiuto non solo diagnostico ma anche terapeutico quando è associata alla tecnica di Peridurolisi con Versacath. La Endoscopia Spinale (o Epiduroscopia o Periduroscopia) per via caudale è una procedura che sicuramente va indicata in quei pazienti che presentano FBSS, stenosi del canale, fibrosi radicolare prima di procedere a tecniche antalgiche più complesse.
·         In cosa consiste l’endoscopia spinale?
Un piccolo strumento che contiene al suo interno fibre ottiche e che viene chiamato pertanto fibroscopio viene usato per valutare la presenza di tessuto cicatriziale aderente o nelle vicinanze di nervi ritenuto responsabile della esperienza del dolore. Questo particolare fibroscopio, molto piccolo per essere inserito nello spazio peridurale, viene chiamato Epiduroscopio . Esso può venire usato per rimuovere il tessuto cicatriziale che mantiene uno stato di irritazione alla radice. La letteratura medica riporta casi in cui il trattamento mediante epiduroscopia ha ottenuto un sollievo del dolore superiore agli altri trattamenti antalgici sulla colonna.
·         Quali sono le cause del mal di schiena cronico?
Le cause del mal di schiena cronico sono oscure e non facilmente dimostrabili. Non si capisce infatti come mai in alcuni casi il dolore persista la lungo, per anni, a seguito di un evento traumatico. Il dolore cronico è infatti quel dolore che persiste nonostante la guarigione clinica sia avvenuta. E’ difficile indagare stati di dolore cronico per la presenza solita di molteplici fattori che contribuiscono al mantenimento lo stato di dolore. Se si limita all’osservazione di che cosa succede nello spazio peridurale, ad esempio dopo uno o più interventi chirurgici inefficaci, si evidenzia la presenza di un tessuto ipertrofico di riparazione, una vera e propria cicatrice che ingloba una o più radici. La presenza di questo tessuto è ritenuta un fatto anormale.
·         Prima dell’endoscopia spinale
La procedura deve sempre essere richiesta da un medico specialista del dolore, un Clinico del Dolore. Lo specialista spiegherà dettagliatamente, in occasione della visita medica, che cosa è l’epiduroscopia, che cosa ci si attende, come si esegue e quali sono gli effetti collaterali più frequenti così come quelli più rari e quelli più seri che possano avvenire. Il paziente dovrà firmare un modulo del “Consenso informato” che sta ad indicare proprio come lo specialista del dolore abbia spiegato chiaramente e con parole semplici e comprensibili la procedura. Lo specialista in Medicina del Dolore è a disposizione per rispondere a qualsiasi domanda ed a qualsiasi richiesta il paziente possa avere a riguardo.
L’epiduroscopia è una procedura che si esegue in Day Surgery. Il paziente potrà cioè tornare a casa in giornata o al massimo il mattino seguente. Prima della procedura è necessario che il paziente esegua un test di coagulazione per valutare il rischio emorragico. L’eparina e tutti i farmaci antiaggreganti, warfarin, dipiridamolo, Ticlid (ticlopidina idrocloridrato) così come l’aspirina sono sospesi per passare eventualmente ad eparinici a basso peso molecolare.
·         Quanto dura la procedura?
Un’ora circa.
·         Durante l’endocopia spinale
Giunto in sala operatoria il paziente viene messo in posizione prona, ciò con la schiena rivolta verso l’alto. La procedura viene eseguita in anestesia locale. Un supporto analgesico endovenoso può essere fornito. Dopo una accurata disinfezione della cute con soluzioni antisettiche viene preparato il campo di intervento utilizzando teli di TNT. L’operatore porterà guanti sterili e camice sterile. A disposizione ci sarà un apparecchio di fluoroscopia. L’operatore dopo avere eseguita un’anestesia locale con Ropivacaina farà con il bisturi un’incisione lunga circa 1 cm. a livello dell’osso sacro, precisamente a livello dello iato sacrale. Tramite l’incisione verrà inserito un ago, un filo guida e poi un piccolo catetere attraverso il quale verranno somministrati farmaci.
Successivamente l’epiduroscopio è inserito attraverso il catetere ed avanzato verso l’area dove si sospetta che vi sia la radice presa dalla cicatrice. In questa fase il paziente può sentire una certa pressione dovuta al passaggio dello strumento ed alla soluzione iniettata nello spazio peridurale. In questa fase si esegue di solito un esame Rx (epidurografia) con mezzo di contrasto per documentare la situazione anatomica a livello della radice. Una volta giunti sulla radice che si ritiene causa del dolore si eseguiranno anche fotografie attraverso la telecamera connessa all’epiduroscopio. Si potrà eseguire un lavaggio gentile in prossimità del tessuto cicatriziale peri radicolare con soluzione salina per cercare di lallontanarlo dalla radice.
Successivamente l’operatore potrà iniettare analgesici, steroidi od altre soluzioni qualora lo reputi necessario. In carti casi sarà anche possibile eseguire una biopsia del tessuto cicatriziale. A volte potrà essere lasciato un catetere peridurale per un certo tempo.
·         Dopo la procedura
1.      Resterete a riposo, sdraiati per almeno un’ora, in osservazione.
2.      Un’infermiera controllerà il battito cardiaco, la pressione. La saturazione di ossigeno verrà misurata mediante un sensore applicato su un dito.
3.      Verrà rimossa la fleboclisi e sarete medicati nel punto in cui era stata posizionata una cannula per infusioni endovenose.
4.      L’infermiera vi darà la documentazione clinica relativa alla procedure, per il vostro medico di Medicina Generale, unitamente alle istruzioni per il primo ed il secondo giorno dopo la procedura.
5.      Il vostro accompagnatore potrà portarvi a casa non appena l’operatore avrà dato parere favorevole.
6.      Non assumere warfarin (es: Coumadin) o dipyridamole (es: Persantin) per almeno due -tre giorni per ridurre il rischio di emorragie. Qualora vi sia necessità utilizzare le eparine a basso peso molecolare.
7.      Il nostro suggerimento è quello di osservare un periodo di riposo domiciliare attivo: in altre parole, fin dal giorno successivo è possibile riprendere l’attività quotidiana purché in forma leggera. Si raccomanda comunque di essere prudenti e di non spingersi oltre la normale condotta di vita.
8.      Il nostro suggerimento è quello di non fare un bagno nei primi cinque giorni; eventualmente una doccia è possibile dopo tre giorni.
9.      Per circa cinque giorni è probabile che il paziente debba seguire una terapia antibiotica ed antinfiammatoria.
10.  Dopo tre/cinque giorni è possibile rimuovere le medicazioni.
11.  Si consiglia di non guidare e di non operare su macchinari per le prime 24 ore.
·         A casa dopo la dimissione
1.      Astenersi dalla guida di autoveicoli per almeno 48 ore
2.      Riprendere la dieta normale
3.      Non svolgere attività fisiche estenuanti
4.      Non fare il bagno; non fare la doccia; non fare una sauna
5.      Dopo 5 giorni o dopo visita medica togliere i cerotti e la medicazione
·         Quali effetti collaterali?
Per le prime 5-6 ore dal termine della procedura il paziente potrà avvertire uno dei seguenti problemi:
1.      Cefalea – si consiglia di bere e di prendere analgesici. Se il dolore al capo persiste, se si fa più severo o se compaiono altri disturbi, si consiglia di contattare il medico operatore.
2.      Debolezza alle gambe o intorpidimento – si consiglia di stare a riposo e di non camminare fintanto che uno non si senta sicuro. Nel caso compaiano problemi più seri contattare il medico.
3.      Dolore al punto di incisione sacrale – Quando l’effetto dell’anestetico locale (Ropivacaina) svanisce, di solito dopo 3-4 ore, può comparire dolore specialmente nel punto di incisione. Si consiglia di assumere analgesici orali.
·         Anche i pazienti anziani possono essere sottoposti ad Endoscopia spinale?
Per essere sottoposti ad Epiduroscopia non c’è limite di età: i pazienti anziani e quelli affetti da patologie cardiovascolari, respiratorie, metaboliche non eleggibili ad altro tipo di chirurgia spinale possono essere sottoposti ad intervento percutaneo di Epiduroscopia: L’Epiduroscopia è una tecnica di micro chirurgia che in molti casi consente di risolvere stati di dolore cronico al rachide lombare ed agli arti inferiori con il minimo coinvolgimento d’organo.
·         Come scegliere uno specialista di endoscopia spinale?
Il Sistema Sanitario Nazionale non richiede nel nostro Paese alcuna certificazione specifica per la pratica delle metodiche interventistiche. Si ritiene che la formazione universitaria ricevuta nella branca specialistica di appartenenza sia stata esaustiva e comprensiva di tutto quanto può interessare la pratica clinica. Ciò detto noi riteniamo invece importante che l’operatore, al quale ci si affida per la procedura abbia avuto un adeguato curriculum formativo nella tecnica in oggetto. In questo caso è molto importante chiedere dove l’operatore si è formato in una particolare tecnica.
·         Ci sono rischi?
In termini generali la epiduroscopia è una procedura antalgica sicura. Tuttavia in ogni procedura ci sono rischi, effetti collaterali ed a volte anche complicazioni. L’effetto collaterale più comune è il dolore, solitamente temporaneo. Altri rischi consistono nella puntura spinale con cefalea, infezioni, sanguinamenti, all’interno dello spazio peridurale, con possibile danno nervoso e peggioramento dei sintomi. Alcuni rischi sono connessi alla soluzione salina iniettata ed alla pressione elevata nello spazio peridurale. Vi è poi senpre la possibilità di sviluppare qualche reazione allergica ad uno dei farmaci iniettati. Fortunatamente le complicanze serie sono rare.
·         Che cosa causa le cicatrici a livello peridurale?
Una delle cause principali è data dal sanguinamento all’interno dello spazio peridurale. Ciò avviene solitamente durante un atto chirurgico a carico del rachide così come nelle fasi di guarigione.
A volte le aderenze cicatriziali sono invece la conseguenza di una rottura discale con fuoriuscita di materiali chimici componenti il nucleo polposo.

mercoledì 1 febbraio 2012

Ernia del disco: a rischio un miliardo di persone in tutto il mondo


E’ circa il 20% della popolazione mondiale a soffrire di questa fastidiosissima malattia. L’ ernia del disco, o sfiancamento dell’anello del disco intervertebrale, è la fuoriuscita del nucleo polposo dell’anello che può lacerarsi, solitamente a livello degli ultimi tre anelli lombari. Prima di spiegare tecnicamente cosa è l’ernia del disco e come prevenirla o come curarla è bene parlare della colonna vertebrale. Questa  è l’asse portante del nostro corpo, fondamentale, infatti, per il sostegno dello stesso, funge anche da protezione per il midollo spinale. E’ costituito da 33 -  34  vertebre, distribuite in cinque zone. Sette nella zona cervicale, dodici nella zona dorsale o toracica, cinque nella zona lombare, cinque nella zona sacrale ed infine 4 – 5 in quella coccigea. Elencare e leggere tutti i nomi delle vertebre sarebbe davvero un compito snervante, soprattutto per il lettore, ma conoscere, e questa è una semplice curiosità, il nome della prima vertebra è assolutamente importante. In anatomia, infatti, la prima vertebra del corpo umano, che si trova nella zona cervicale ( C 1 ), si chiama “Atlante”. Il suo nome richiama, infatti, l’Atlante mitologico,  perchè  è il supporto della testa, che è paragonabile ad un globo terrestre, lo stesso globo che , appunto, Atlante, porta sulle sue spalle. Il punto di unione tra due vertebre è il disco intervertebrale. Il disco non è nient’altro che una fibro – cartilagine formata da tre parti principali: l’anello discale formato da strati fibrosi, il nucleo che è il centro dinamico intervertebrale e le placchette cartilaginee. La sua funzione è quella di “ ammortizzare” i movimenti delle vertebre, ma anche quella di stabilizzare i movimenti delle stesse, e comunque funge da elemento essenziale e fondamentale per la staticità e dinamica della colonna vertebrale. Come già scritto in apertura, quando si ha uno sfiancamento dell’anello del disco intervertebrale, siamo in presenza di una ernia del disco. Questa può manifestarsi per un eccessivo sforzo durante lo sport o il lavoro ed in questo caso si parla di una ernia da “trauma”. Può verificarsi anche per l’età avanzata. Spesso le persone affette da ernia del disco hanno superato il 55mo anno di età, anche se spesso sono anche i giovanissimi a soffrirne. La TAC e la risonanza magnetica, sono i mezzi più veloci e sicuri per verificare se si è in presenza di un’ernia. Le operazioni per curarla sono molto semplici:oggi , ad esempio, si può semplicemente sostituire il disco consumato con un altro disco. La protesi è stata inventata dallo statunitense Charles Ray  ed applicata in Italia dal neurochirurgo Antonio Paolo Fabrizi dell’ ospedale Bellaria di Bologna. L’operazione consiste in una piccola incisione, circa 2cm, tra una vertebra e l’altra in modo da rimuovere il disco rovinato ed a inserire due cubetti di idrogel al suo posto.
L’ operazione dura circa 40 minuti ,il paziente resta immobile per 48 ore, i cubetti assorbono l’acqua e gonfiandosi raggiungono lo spessore di un disco sano. Se ci dovesse essere una recidiva, la protesi può essere sempre rimossa e sostituita. Un’altra tecnica è quella del Prof , Choy. Consiste in una terapia laser percutanea a contatto per le ernie cervicali dorsali e lombari . Si esegue in anestesia locale. Il nucleo viene colpito da un raggio laser dopo aver introdotto una fibra ottica. Quest’ultima viene messa in contatto con il nucleo stesso attraverso la guida di un ago inserito nella schiena del paziente. In questo modo si riduce la pressione esercitata dal disco consumato sulla radice nervosa . Questa operazione ha riscosso molto successo , al punto che nel 1991, il Prof. Choy , ha ricevuto l’approvazione e la certificazione dal FDA ( Food and Drug administration) . Come si è visto quindi le operazioni moderne sono semplici e rapide. Ma anche per questo fastidiosissimo disturbo la prevenzione è fondamentale. Spesso chi accusa ad esempio un forte mal di schiena, sottovaluta il dolore, pensando che sia passeggero. Ma se persiste è proprio in questi casi che si dovrebbe pensare ad una visita accurata. Ci si dovrebbe comportare in maniera corretta anche nei movimenti quotidiani. Una buona postura riduce del 70% l’insorgenza dell’ernia discale. Si dovrebbe sempre cercare di tenere la schiena diritta, specie se si è costretti a stare a lungo seduti. Anche una regolare attività fisica aiuta a contrastare l’invecchiamento dei dischi. Ed infine se si è in sovrappeso bisogna assolutamente dimagrire in quanto un peso eccessivo sulla colonna vertebrale aumenta del 50% la possibilità di avere l’ernia del disco.

domenica 4 dicembre 2011

preso da internet

Stenosi lombare: camminare con dolore
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Guarda il video con intervento in diretta Rai 1, Sabato Domenica &... del 12/04/08

Intervento in anestesia locale, ripreso in diretta da
Rai 1
Stenosi indica letteralmente restringimento, ossia strozzatura del canale vertebrale con compressione sulle radici nervose, in questo caso lombari, che dal midollo spinale si dirigono verso gli arti inferiori. Interessa per lo più le persone anziane. Il problema principale è lo spazio intorno alle radici nervose, come mostrato nella figura.Lo spazio è ridotto per processi degenerativi che interessano la parte ossea (le vertebre), i dischi intervertebrali ed i legamenti tra le vertebre e le altre parti della colonna vertebrale, in particolare i legamenti gialli. Esistono forme congenite che riguardano in genere persone giovani, ma rappresentano una quota molto limitata e vanno inquadrate a parte.
La stenosi lombare "usuale", ossia conseguente a processi degenerativi e quindi al cambiamento dei tessuti con l'età, interessa quindi tre strutture fondamentali.
  1. I dischi perdono il contenuto idrico e quindi gran parte del loro potere ammortizzante. E' il contenuto idrico che conferisce ai dischi "viscosità" con funzione di "ammortizzare" i movimenti del corpo. Peraltro, l'anello di contenimento esterno del disco si fessura e deborda oltre i limiti normali, sporgendo nel canale vertebrale.
  2. I legamenti tengono normalmente le vertebre tra di loro, con l'età "si allentano" ed i corpi vertebrali acquistano maggiore mobilità reciproca. Ciò conduce ad un'ipertrofia dei legamenti gialli, che sporgono anch'essi nel canale più del dovuto. (Vedi la figura sopra)
  3. Le vertebre sono soggette a rimodellamento osseo con l'età, e quindi il tempo di per sé le deforma. In aggiunta la lassità legamentosa permette una mobilità reciproca anomala (le vertebre sono tanti "blocchetti" disposte a formare la colonna vertebrale e tenuti insieme dai legamenti). La mobilità eccessiva determina la formazione di osteofiti sui bordi vertebrali e la ipertrofia delle faccette articolari (la parte posteriore delle vertebre e quindi del canale vertebrale). Gli osteofiti e "le faccette articolari ipertrofiche" contribuiscono marcatamente alla riduzione del canale vertebrale e quindi alla stenosi. L'ipertrofia delle faccette articolari, in particolar modo, interferisce col decorso della radice ("nervo") e causa sintomi lungo gli arti inferiori, che possono essere di tipo sciatico (parte posteriore dell'arto) o cruralgico (parte anteriore dell'arto).
stenosi lombare
I sintomi
Sono costituiti fondamentalmente dal mal di schiena e dal coinvolgimento degli arti inferiori, con dolore di tipo sciatico o cruralgico e "parestesie", ossia senso di intorpidimento, che si accentua con la deambulazione (claudicatio neurogenica) e si modifica col cambiamento di posizione. La postura stessa può modificarsi con "postura antropoide", dovuto ad un portamento con flessione in avanti del tronco. Sono possibili disturbi sfinterici e sessuali.
Le manifestazioni obiettive
Sono quelle evidenziabili con la visita o "misurabili". La visita dimostra dolore con la tensione dei nervi dell'arto. Manovre come il "Laségue" o il test di "tensione del nervo femorale" evocano dolore e quindi sofferenza radicolare (del nervo). L'elettromiografia dimostra invece un deficit ed un'irregolarità più o meno marcata dell'innervazione muscolare. L'esame principe è però la Risonanza Magnetica o la TC, che mostrano "il restringimento" del canale ed i rapporti relativi tra le strutture coinvolte nella stenosi lombare.
La diagnosi
Deve stabilire l'entità, la sede del restringimento e le radici coinvolte. Bisogna inoltre capire quanti sono i livelli vertebrali coinvolti, ossia capire dove sia e quanto estesa sia la compressione sul sacco durale e sulle radici lombari e sacrali. Quelli più frequentemente interessati sono L3-L4 ed L4-L5. La diagnosi differenziale deve includere varie condizioni tra cui la più importante è l'insufficienza vascolare (vasculopatia) degli arti inferiori e la coxartrosi (artrosi dell'anca), il cui riconoscimento è evidente già all'esame clinico.
La terapia
Stenosi indica restringimento ed è logico pensare di "allargare" là dove è stretto. La laminectomia e l'artrectomia rappresentano il trattamento di base, su cui si innestano possibili alternative in rapporto alle caratteristiche del paziente, alle necessità chirurgiche, alla strumentazione disponibile ed alle preferenza dell'operatore. Fondamentalmente si distingue:
  • laminectomia ed artrectomia mediale con foraminotomia mono o plurisegmentale (figura 1)
  • interventi nella stenosilaminectomia parziale, foraminectomia e flavectomia "mirata" sui segmenti e sulle radici sofferenti (figura 1 e 2)
  • laminectomia parziale, foraminectomia e flavectomia "mirata" sui segmenti e sulle radici sofferenti con blocco interspinoso, mediante protesi in titanio (figura 3)
  • laminectomia (figura 4), in una delle sue varianti e stabilizzazione con viti e barre (figura 5)
  • Intervento mininvasivo con distanziatore interspinoso. Si tratta di un nuovo tipo di intervento, il cui scopo è quello di distrarre i forami di coniugazione e rinforzare le capacità di carico della colonna vertebrale. Viene trattato a parte (segui il link)
In pratica tutto questo significa "fare spazio" intorno alle radici ("nervi") sofferenti, bloccando eventualmente la colonna nel tratto interessato ad evitare che movimenti abnormalmente ampi producano un ulteriore sofferenza nervosa per instabilità. Noi preferiamo la laminectomia parziale con eventuale blocco interspinoso che riduce la cicatrice chirurgica e mantiene il più possibile integri i rapporti articolari "normali". Riserviamo la stabilizzazione a quei casi di spondilolistesi, che vanno però trattati a parte.

sabato 19 novembre 2011

giovedì 17 novembre 2011

nuovo corso live surgery 24 e 25 novembre 2011



Nell’ultima decade un nuovo trattamento non farmacologico rappresentato dalla stimolazione del nervo vago ( VNS ) ha fornito nuove armi nella battaglia contro l’epilessia farmaco resistente non suscettibile di terapia chirurgica ablativa.     I numerosi lavori pubblicati documentano una discreta  variabilità nei risultati clinici e comunque circa un quarto dei pazienti non risponde al trattamento; questo ad indicare persistenti controversie sull’indicazione all’impianto dello stimolatore vagale. Le casistiche pediatriche sono esigue. Il follow-up dei pazienti trattati ha inoltre fatto emergere alcuni casi di malfunzionamento del sistema di stimolazione, che pone problemi di diagnosi e trattamento . Su tale base abbiamo articolato il corso in  2 giornate, ciascuna delle quali comprendente un momento di live-surgery di casi pediatrici: la prima giornata è focalizzata sugli aspetti connessi con il primo impianto, la seconda sulle problematiche diagnostico-terapeutiche della malfunzione dello stimolatore. Nella terra del Leopardi la poetica del vago vi introdurrà al corso per farvi proseguire con la stimolazione del vago in una traslazione semantica dalla poesia alla scienza.


RobertoTrignani                               Franco Rychlicki

venerdì 11 novembre 2011

conclusione dei lavori

Alle ore 14.30 si sono chiusi i lavori del "corso live surgery", sono stati dati ampi spazi per discussioni e momenti di confronto. Comunque non è stata una chiusura dei lavori ma un arrivederci poiché il confronto ha determinato nuovi spunti migliorativi per la tecnica chirurgica dimostrata in questo congresso.

Nei prossimi giorni può trovare gli atti del congresso con immagini e video.

mercoledì 9 novembre 2011

1 giorno all'avvio del "corso live surgery"

Domani alle ore 14.45 inizia il corso. Prendono parte al corso circa 40 medici neurochirughi provenienti da tutta Italia. Contrariamente ad ogni aspettativa. Ieri mattina si è tenuta la conferenza stampa presso la sala conferenze del Comune di Ancona con l'Assessore alla Sanità, Prof. Rychlicki e Dott. Trignani. Dopo 4 anni di studi e 110 casi trattati viene presentata la nuova tecnica e soprattutto messa a confronto con illustri neurochirughi nazionali e "locali".

domenica 6 novembre 2011

MEDICINA E PROGRESSO : NUOVE SOLUZIONI NEUROCHIRURGICHE PER 70 MILA MARCHIGIANI - Intervista al Dott. Roberto Trignani, specialista neurochirurgo Ospedali Riuniti di Ancona

Sono circa 70 mila i marchigiani che soffrono di dolori alla colonna vertebrale, con una incidenza molto rilevante: circa il 3-7% della popolazione; quindi circa 1 persona su 20 ne è affetta. Una problema molto serio che ha spinto l’equipe della Divisione di neurochirurgia degli Ospedali Riuniti di Ancona a studiare nuove tecniche negli interventi chirurgici di stabilizzazione della colonna vertebrale. Negli anni ’90 è iniziato un percorso di sviluppo di nuove procedure nell’approccio alla patologia vertebrale che ha portato alla scoperta di nuove tecniche in grado di ridurre sensibilmente l’invasività chirurgica. Particolare merito va attribuito al Dott. Roberto Trignani, specialista in neurochirurgia e componente dell’equipe del Prof. Franco Rychlicki. Nei giorni 10 e 11 novembre, in occasione del corso “Live Surgery” presso l’ospedale regionale di Torrette, verranno presentati i risultati di questa ricerca.

Dott. Trignani, quando si manifestano i primi sintomi di instabilità vertebrale?
“ L’instabilità vertebrale si manifesta prevalentemente con lombalgia, soprattutto nelle posture che provocano un sovraccarico delle vertebre lombari: in piedi, durante l’esecuzione di sforzi, ecc.

Quali sono le prime cure per un paziente affetto da tali sintomi?
“ Nella maggior parte dei casi la cura è rappresentata dalle terapie mediche e fisiatriche. Quando queste terapie risultano inefficaci ed i sintomi diventano invalidanti, si può valutare l’opportunità di trattamenti chirurgici che mirano a restituire stabilità alla colonna vertebrale ”.

Qual è il progresso che si è avuto in questi anni nella neurochirurgia ?
“Il progresso della neurochirurgia che è stato fatto negli ultimi anni è legato alla mini invasività dell’intervento chirurgico. Le procedure di stabilizzazione della colonna vertebrale in passato lunghe ed estremamente invasive, oggi vengono praticate in modo percutaneo (attraverso la pelle), senza tagli, ma avvalendosi solo di piccole incisioni”.

Cosa presenterete il 10 e 11 novembre, in occasione del corso di “Live Surgery”?
“Presenteremo, appunto, queste nuove tecniche di stabilizzazione della colonna vertebrale direttamente nel teatro della sala operatoria: due interventi chirurgici, in diretta, con un collegamento audio-video con l'aula del congresso di modo che tutti i partecipanti possano assistere e toccare con mano quella che è la nuova procedura da noi sviluppata. Tutto questo sarà preceduto da una relazione magistrale del prof. anatomista francese, Pierre Rabischong, emerito dell’Università di Montpellier e Vice Presidente della World Academy of Biomedical Technologies of the Unesco (WABT), che parlerà dell'anatomia della colonna vertebrale dal punto di vista funzionale”.

Qual è la sua personale soddisfazione rispetto a queste nuove “scoperte” ?
“L’enorme soddisfazione da parte dei pazienti. Questo ci incoraggia ad andare avanti e il convegno è una occasione per trasmettere il nostro entusiasmo clinico e mostrare a tutti i risultati del lavoro svolto”.

sabato 5 novembre 2011

NEUROCHIRURGIA: ECCELLENZA MARCHIGIANA
Intervista al Prof. Franco Rychlicky, Primario Neurochirurgia Ospedali Riuniti di Ancona

Nuova eccellenza marchigiana nel campo della medicina. Il Dipartimento di neurochirurgia degli Ospedali Riuniti di Ancona presenterà nei giorni 10 e 11 novembre prossimi, i primi interventi chirurgici, nelle Marche, di stabilizzazione della colonna vertebrale, realizzati con tecniche chirurgiche innovative fino ad ora mai sperimentate nella nostra regione. Il merito va attribuito all’equipe anconetana del Prof. Franco Rychlicki, primario di neurochirurgia dell’ospedale regionale di Torrette.

Prof. Richlicky qual è il progresso che si è avuto nel campo della neurochirurgia a seguito del suo studio?
“Il progresso della neurochirurgia che è stato fatto negli ultimi anni è legato alla mini invasività dell’intervento chirurgico. Le procedure di stabilizzazione della colonna vertebrale in passato lunghe ed ed estremamente invasive, oggi vengono praticate in modo percutaneo (attraverso la pelle), senza tagli, ma avvalendosi solo di piccole incisioni”.

Cose si intende per approccio mini invasivo?
“Significa, in pratica, poter eseguire le procedure chirurgiche con anestesia spinale e con piccole incisioni cutanee che prevedono modeste perdite ematiche. Ciò determina una minore durata della procedura chirurgica. Tutto questo si associa ad un minore dolore post-operatorio. Dal punto di vista economico, inoltre, significa abbattere tempi e costi delle degenze operatorie per questo tipo di interventi”.

Quali sono i vantaggi per il paziente?
“Accelerazione del decorso post-operatorio con possibilità per il paziente di alzarsi in piedi dopo poche ore dall’ intervento, rapida mobilizzazione in posizione eretta, dimissione dopo 2-3 giorni dalla procedura chirurgica e immediata ripresa funzionale. In sostanza, a differenza di come si potrebbe pensare, i passi in avanti della medicina sono legati alla scoperta di soluzioni sempre più semplici e meno traumatiche per il paziente, rispetto ad interventi molto complessi”.

Gli interventi chirurgici realizzati con le nuove tecniche studiate dal Prof. Franco Rychlicky verranno presentati in diretta, per la prima volta, in occasione del convegno “Live Surgery” in programma il 10 e 11 novembre presso gli Ospedali Riuniti di Ancona.
CONVEGNO "LIVE SURGERY":
CONFERENZA STAMPA  MARTEDI' 8 NOVEMBRE  ORE 12. 00 PRESSO COMUNE DI ANCONA

Presentazione delle “nuove scoperte nel campo della neurochirurgia condotte dall’equipe anconetana del prof. Franco Richlicky e dal dottor Roberto Trignani
della Divisione di neurochirurgia degli Ospedali Riuniti di Ancona” con relativa presentazione del Corso di “Live Surgery” in programma il 10 e 11 novembre

Interverranno:

-Adriana Celestini
Assessore sanità e rapporti con aziende ospedaliere Comune di Ancona
-Prof. Franco Rychlicki,
Primario Divisione di neurochirurgia Ospedali Riuniti di Ancona
-Dott. Roberto Trignani
Specialista neurochirurgia Ospedali Riuniti di Ancona


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